World of Warcraft diventerà terreno di ricerca sulla diffusione delle epidemie

 

Ve ne ho parlato spesso, e sono sicura che molti di voi lo conoscono già benissimo: World of Warcraft è un MMORPG (un gioco di ruolo multiplay online) creato dalla software house Blizzard (Diablo, Starcraft) nel 2004 ed al momento giocato da 9 milioni di abbonati in tutto il mondo.
Il popolarissimo gioco presenta al suo interno dinamiche molto complesse di interazione con l’ambiente e con i personaggi, ricostruendo una realtà virtuale in cui è possibile entrare in contatto con un’enorme quantità di persone. E’ proprio questo che ha spinto la Blizzard a considerare di introdurre una novità nel suo prodotto di punta: le epidemie.
Non è il caso di allarmarsi, ovviamente, in quanto le epidemie sarebbero puramente virtuali ed ovviamente i programmatori della software house non lascerebbero mai che nessun giocatore perdesse i suoi preziosi avatar virtuali.
Si tratta semplicemente di un probabile esperimento che verrà introdotto in gioco a scopi di ricerca: le simulazioni virtuali usate sino ad ora per monitorare la diffusione di un virus sono in grado di misurarne la velocità di propagazione, ma ovviamente non possono prevedere come si comporterebbe la popolazione di fronte ad un contagio di massa. Potreste obiettare che in un mondo virtuale la gente non si comporti come nella realtà, e sia ovviamente meno allarmata dal diffondersi di un’epidemia, ma credetemi: buona parte dei giocatori di WoW (come viene da tutti abbreviato il nome del gioco), è molto affezionata ai propri personaggi, tirati su con fatica ed impegno, e per nulla al mondo vorrebbe perderli.
Esiste addirittura un precedente nella storia del gioco: nel 2005 i programmatori della Blizzard rilasciarono la patch 1.7 (una espansione del gioco che aggiunge novità all’ambiente online), nella quale era compresa la nuova area di gioco Zul’Gurub. Uno dei boss dell’area, dal suggestivo nome di Hakkar the Soulflayer, lanciava un incantesimo su chi lo attaccava, chiamato Corrupted Blood; l’incantesimo causava una rapida perdita di punti vita e durava per un certo lasso di tempo.

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Ma quello che rendeva diverso Corrupted Blood dalle centinaia di altri incantesimi esistenti all’interno del gioco era la possibilità di “contagiare” tutti i giocatori vicini al personaggio infetto; nulla di grave però, perchè usciti dall’area l’incantesimo svaniva magicamente. Inaspettatamente un piccolo imprevisto ha colto di sorpresa i programmatori di World of Warcraft quando alcuni giocatori si sono accorti di poter contagiare le proprie bestie addomesticate: rievocando all’esterno le loro creaturine i player avevano così la possibilità di infettare chiunque stesse loro vicino.
Fu l’inizio della prima peste bubbonica virtuale: la malattia iniziò a diffondersi rapidamente e si propagò incontrollata; le quarantene istituite dagli amministratori del gioco furono inutili ed in breve tempo un enorme numero di giocatori aveva contratto il “virus”.
Ma nei videogiochi è possibile usare qualche “trucchetto” che ahimè non funzionerebbe nella realtà, ed i programmatori finirono con il riavviare i server e modificare le caratteristiche di Corrupted Blood, rendendola così innocua.
E’ proprio pensando a queste vicende ed al forte legame dei giocatori con i loro personaggi che la Blizzard sta prendendo accordi con la francese Vivendi per creare e diffondere una piaga vera e propria all’interno del gioco.
Ovviamente l’intera simulazione cercherà un compromesso tra le esigenze dei ricercatori ed il divertimento dei giocatori, non danneggiando nessuno. Personalmente, da giocatrice incallita, farò del mio meglio per esserci.

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