L’esercito di terracotta protesta contro le emissioni di CO2

 

L’esercito di terracotta è un complesso di 8000 statue messo a guardia della tomba del primo imperatore cinese, Qin Shihuangdi al momento della sua sepoltura. Da circa un mese diciannove tra le più belle statue provenienti dalla immensa necropoli sono in esibizione al British Museum di Londra, e la mostra è stata organizzata in modo che i guerrieri di terracotta possano essere osservati dagli spettatori ad una distanza estremamente ravvicinata.
E’ stato questo che ha permesso a Martin Wyness, 49 anni, di scavalcare la barriera che separa il pubblico dalle statue e di far indossare, in segno di protesta, delle mascherine chirurgiche su cui campeggiava la scritta CO2 a due dei guerrieri (uno dei quali proprio l’imperatore Qin Shihuangdi, a cui la mostra è dedicata). La nota sigla del’anidride carbonica, maggior responsabile dell’inquinamento dell’atmosfera, sta ad indicare le pessime politiche ambientali della Cina, che ha di recente superato gli Stati Uniti per le emissioni di gas serra.
“E’ stato sbalorditivo. Tutti eravamo intimiditi dalla bellezza dell’esibizione quando un uomo ha scavalcato il cordone e ha messo delle maschere su due delle statue con estrema delicatezza. Ha detto ‘Non preoccupatevi, non le danneggerò’, ed ha iniziato a spiegare come la Cina fosse il maggiore produttore mondiale di CO2. E’ stato molto contenuto e tranquillo”, ha dichiarato April Barow, che era tra i visitatori.
L’allarme è scattato immediatamente al superamento della barriera di sicurezza, ma l’attivista ha comunque fatto in tempo a lasciare le due mascherine su due guerrieri; l’uomo non è stato però arrestato in quanto non ha danneggiato le due statue in nessun modo, ma il museo lo ha bandito a vita.

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