Iran, videogiochi e propaganda [video]

 

Si chiama Rescue the Nuke Scientist ed era stato annunciato già più di un anno fa: si tratta di un videogioco intriso di propaganda, prodotto in Iran come iniziativa dell’Unione delle Organizzazioni Studentesche Islamiche; il gioco ruota attorno allo scottante argomento del nucleare che da tempo tiene in stallo Iran e Stati Uniti.
Rescue the Nuke Scientist è stato definito dall’associazione come una “difesa contro l’assalto culturale nemico”; si tratta di uno sparatutto in prima persona, creato con un budget bassissimo (32.000 $) e di produzione interamente iraniana.

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La storia ha come protagonista il comandante Bahman, delle truppe di sicurezza dell’esercito iraniano, che deve salvare una coppia di scienziati esperti in tecnologia nucleare (i Nuke Scientist del titolo) rapiti da militari americani ed imprigionati ad Israele. Scopo del gioco è uccidere le truppe statunitensi ed israeliane ed assicurare la salvezza agli scienziati ed al loro prezioso computer.
Dobbiamo ammettere che dal video del gioco, mostrato in anteprima, è facile dedurre una qualità di lavorazione decisamente scarsa, che non è necessariamente però garanzia dell’insuccesso del videogame.
A quanto pare il gruppo ha intenzione di provare a vendere il gioco dapprima in Iran ed in altri paesi a maggioranza islamica, ed in seguito intende lanciarlo anche nei paesi occidentali.
La dichiarazione di uno dei leader dell’organizzazione studentesca, Mohammad Taqi Fakhrian, è stata: “Abbiamo provato a propagandare l’idea di difesa, sacrificio e martirio”. Molto poco promettente.

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6 pensieri su “Iran, videogiochi e propaganda [video]”

  1. certo non è una impresa elogiabile, ma che dite delle centinaia di giochi per XBOX e PlayStation soprattutto che hanno come tema centrale gli americani che devono ammazzare tutti per salvare il mondo dai terroristi? non è uguale?

     
  2. Vero. Prima erano i russi ma presto, appena la situazione si farà un pò meno scottante, toccherà agli islamici essere “il male assoluto” nei videogames (e nei film e nei fumetti). A spaventarmi in questo caso non è l’ottusità ed il qualunquismo di cui si macchia l’ennesimo videogioco a sfondo militare, anzi, una risposta al monopolio occidentale nel settore poteva anche essere uno spunto intelligente; ma mi infastidisce molto la parola “martirio”. Da atea convinta ho i brividi solo a sentirla nominare.

     
  3. Beh, davvero una tristezza, tuttavia la produzione di videogames statunitensi sul tema guerra ha coinvolto e citato eventi storici di ogni epoca in cui il fatto che i buoni fossero gli americani è sempre stato dato per scontato. Se penso a Vietcong o anche al più recente Godfather come ad elementi di ispirazione per le nuove generazioni non posso che mettere tutti sullo stesso piano. Concordo con Playsong quando dice che una risposta al monopolio occidentale poteva essere in completa controtendenza, peccato, la guerra non andrebbe celebrata mai con questa leggerezza, ci vorrebbe un bel videogame in cui il protagonista cerca di non fare vittime e di portare amore facendo ragionare le parti in causa, ma non so se funzionerebbe…

     
  4. Si hai ragione Plainsong, anche a me da fastidio ogni pretesa ideologica e religiosa su uno scontro che è tutto politico ed economico. Purtroppo invece questo è il trend, da una parte e dall’ altra e lo dimostrano le recenti dichiarazioni del Vaticano.

    E condivido l’ opinione di Gonfioz, la guerra non dovrebbe mai essere proposta e associata ad un prodotto di intrattenimento. Non credo di essere moralista, è solo che non mi diverte affatto. Questioni di punti di vista immagino…

     
  5. Esiste tutta una particolare utenza di videogiochi che ne fa l’ennesimo strumento di compensazione. Ecco il perchè a volte di tematiche tanto scontate, di fucili tanto grossi e macchine tanto potenti! 😛
    A parte gli scherzi, anche io sono colpita dagli sparatutto solo se hanno un ambientazione minimamente interessante o fantasiosa, ma in un mercato che fagocita e risputa così velocemente, probabilmente a molte software house non viene voglia nemmeno di sforzarsi a pensare.

     

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