Il robot programmato per amare diventa un pericolo

 

Ricordate il bambino robot protagonista di AI – Intelligenza Artificiale, animato dall’irresistibile impulso di amare sua madre ad ogni costo? Come si può restare indifferenti di fronte ad una macchina in grado di simulare dei sentimenti tanto convincenti da riuscire ad ingannare persino se stessa?
Dev’essere per questo che trovo particolarmente triste la storia, questa volta vera e non cinematografica, del robot Kenji, un umanoide di terza generazione prodotto da Toshiba e programmato dall’Istituto di Ricerca Robotica Akimu per emulare le emozioni umane. Tra le emozioni che il povero Kenji può sperimentare c’è, ovviamente, anche l’amore; ed è qui che le cose iniziano a diventare (come sempre) complicate.
Quando una giovane ricercatrice ha iniziato a trascorrere molto tempo con il robot, sottoponendolo quotidianamente a test ed operazioni di manutenzione, Kenji ha sviluppato un attaccamento quasi morboso per lei. Al momento di tornare a casa, una sera, la ricercatrice si è ritrovata suo malgrado a fronteggiare Kenji ed il suo irrazionale impulso a trattenerla nella stanza a tutti i costi. Quando il “robot innamorato” ha bloccato l’uscita con il suo corpo, ed ha iniziato ad abbracciarla ripetutamente, la ragazza è stata costretta a chiamare, spaventata, due superiori, che hanno disattivato temporaneamente Kenji.
A seguito dell’incidente, probabilmente Kenji resterà spento definitivamente, ma la ricerca che l’istituo sta portando avanti da tempo non verrà interrotta. “Sono sicuro che un giorno vivremo fianco a fianco con i robot, ed alla fine li ameremo e saremo amati”, ha dichiarato il Dr. Takahasi, un ricercatore che sta lavorando al progetto.
Temo però che non basteranno un cestello di gelato o una birra tra amici, per rimettere in sesto il cuore infranto de povero robot Kenji. [via Geekologie]

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