Guantanamo Bay su Second Life

 

Second Life è un universo virtuale al quale si collegano milioni di persone ogni giorno per vivere una vita parallela, fatta di bit. La prigione militare di Guantanamo Bay è invece un pezzo di universo sin troppo reale, dove centinaia di detenuti, principalmente accusati di terrorismo, subiscono le angherie, i maltrattamenti, e l’isolamento imposti loro dall’esercito statunitense.
Ad unire i due universi sono state di recente due attiviste politiche che hanno deciso di far provare a chiunque lo desiderasse la ben poco piacevole realtà di Guantanamo Bay, ma nel sicuro universo virtuale di Second Life: gli utenti del gioco hanno dunque la possibilità farsi incarcerare in una ricostruzione virtuale del campo di detenzione, e subire (per fortuna in modo ben più indiretto) quanto hanno passato e passano ogni giorno i prigionieri di Guantanamo.

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Nonny de la Peña, giornalista e regista, e Peggy Weil, assistente universitaria, hanno progettato l’intera struttura durante una permanenza nella zona della baia di Guantanamo, a Cuba, ed ovviamente il rendering virtuale di una delle prigioni più controverse al mondo è stato creato per attirare l’attenzione sulle questioni umane e politiche che il campo di detenzione non manca mai di sollevare.
La Guantanamo Bay virtuale è stata eretta su un terreno donato (su Second Life i terreni, seppur virtuali, hanno comunque un prezzo in dollari veri) da Joi Ito, un noto pioniere telematico, ed una volta raggiunte le coordinate 164 186 123 il vostro avatar potrà essere incappucciato, ammanettato, insultato e rinchiuso in uno spazio estremamente ristretto a patire quello che centinaia di persone sono costrette a subire giornalmente.

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