Digg.com e la rivolta digitale

 

Forse non a caso è successo il primo Maggio e forse Kevin Rose, il creatore di digg.com, doveva aspettarselo prima o poi. La prima ribellione “virtuale” su larga scala ha coinvolto proprio la comunità telematica maggiormente in crescita del momento: digg.com, risorsa di scambio e condivisione di articoli, notizie e siti di interesse, con 15 milioni di utenti che la visitano ogni mese.
Tutto è partito dal buon programmatore ventiquattrenne Chester Millisock, che proprio il primo di Maggio ha pubblicato su Digg una semplicissima stringa di codice che consentiva agli utenti minimamente esperti di superare le barriere delle protezioni antipirateria dei DVD ad alta definizione. Immediatamente il codice è finito in prima pagina, e con altrettanta velocità i colossi di Holywood hanno contattato direttamente Kevin Rose, invitandolo caldamente a rimuovere l’articolo, ed intimandogli conseguenze legali in caso contrario.
Chester Millisock quindi si è visto bannato ed il suo articolo è stato immediatamente cancellato. Con buona pace di digg.com e delle multinazionali dell’intrattenimento, penserete voi; ma Chester non si è arreso. E Chester aveva un sacco di amici in rete, pronti ad arrabbiarsi ed indignarsi con lui.
Ben presto centinaia di utenti hanno iniziato a votare per il post “incriminato” e a pubblicare loro stessi altri articoli contenenti il codice colpevole. La ribellione si è estesa rapidamente, quel primo maggio, ed una lotta è iniziata tra lo staff di Digg, che continuava a cancellare gli articoli contenenti il codice, e nuovi utenti, che lo reinserivano ovunque.

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Ma sarete felici di sapere che dopo un’estenuante giornata di guerriglia in rete, Kevin Rose si è finalmente arreso all’idea che digg.com fosse in realtà di proprietà della comunità virtuale che lo arricchiva e lo faceva crescere; molto più che di sua proprietà. Alla fine Kevin, il cui staff era decisamente troppo ridotto per tenere testa a centinaia di migliaia di “rivoltosi”, si è unito lui stesso alla battaglia.
Digg.com si prepara dunque ad affrontare una lunghissima battaglia legale, ma ben consapevole del fatto che non si possano mettere a tacere le voci dei milioni di utenti che rendono il sito quello che è.
Una parte delle conseguenze legali toccheranno probabilmente anche a YouTube, dove la stringa di codice è stata tramutata in una canzone dai Dinosaur Lightning, e messa online in diverse versioni.
Dunque le comunità virtuali di ogni genere stanno prendendo consapevolezza del proprio potere, sanno di avere schiere decisamente folte, di poter pensare con la propria testa e di essere la vera linfa vitale della rete; probabilmente episodi come questo entro breve non saranno più poco comuni.
Vi lasciamo con la poetica canzone ispirata alla vicenda, dal titolo di “Oh Nine, Eff Nine. Facile immaginare a cosa si riferiscano le “parole”.

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